Pantaloni. Dai primi modelli alle ultime collezioni

Pantaloni. Dai primi modelli alle ultime collezioni



Pantaloni. Dai primi modelli alle ultime collezioni
Capo di antica origine derivato forse dalle brache indossate dai barbari. Rappresenta un capo basilare nell''abbigliamento sia maschile che femminile nelle varie fogge assunte nel corso del tempo. I modelli che si avvicinano di più a quelli moderni si possono far risalire circa alla metà del secolo scorso quando infatti appaiono i primi pantaloni da uomo di linea diritta e lunghi fino alla caviglia.

Per le donne bisogna aspettare fino agli anni Venti per poter asserire che il pantalone sia diventato un capo di uso comune.
Non erano comunque mancate apparizioni precedenti, anche se sporadiche, di donne famose come George Sand o Sarah Bernhardt che li avevano indossati suscitando critiche da parte dei benpensanti.

Negli anni Trenta e Quaranta la donna mette i pantaloni e scopre il look androgino. Esempio l’attrice Marlene Dietrich. Portò vivacità nuova ad Hollywood. Marocco (1930) non fu la sua sola apparizione con inversione dei generi. La sua androginia veniva accentuata in molti dei suoi film.
La si vede in un abito maschile di pelle in Disonorata (1931), ed in Shanghai Express (1932) indossa il berretto da militare del suo co-protagonista uomo che la fa sembrare anche più potente del solito. Un''altro momento storico di questa serie di travestimenti è la cosiddetta "scena lesbica del night club" del film Venere Bionda (1932) dove Marlene, ancora una volta vestita da uomo, in frak e cappello a cilindro, flirta con la ragazza del coro prima di cantare "I Couldn''t be Annoyed". Un''altra scena notevole che mostra la Dietrich in pantaloni è la scena finale di L''Imperatrice Caterina (1934), dove cavalca verso la vittoria in una uniforme da cosacco bianca, diventando Caterina la Grande, la donna più potente di Russia. Ne La Teverna dei Sette Peccati (1940), Marlene si presenta in una uniforme da marinaio. Ma il suo rivoluzionario uso dei pantaloni non lo si vedeva solo nei suoi film. Tra tutti, i pantaloni erano i suoi abiti privati preferiti. In tutto il corso degli anni ''30, era spesso vista in pantaloni ovunque andasse. Quando le fu chiesto di sostituire Marlene in Venere Bionda, Tallulah Bankhead rispose "Oddio, ho sempre voluto finire nei pantaloni di Marlene".

Discorso analogo vale per un’altra attrice, Katharine Hepburn.
A partire dagli anni Trenta il temperamento vivace, l''indole indomita, la scelta di delineare un modello di ragazza lontano dagli stereotipi del divismo femminile dell''epoca, le valsero una serie di interpretazioni, destinate a connotarne in modo inconfondibile la personalità di attrice e giovane donna emancipata.
Celebre tra l''altro per aver sempre rifiutato di sfruttare la propria immagine e la propria vita privata a scopo promozionale e per aver lanciato la moda delle donne in pantaloni, accettando di indossare gonne solo sul set per ragioni di contratto.

Le fogge più innovative per questo capo apparvero però negli anni Sessanta, quando la moda ruppe con tutti gli schemi fino ad allora prefissati, creando una vera e propria rivoluzione stilistica che culminerà nel decennio successivo quando i pantaloni entrarono veramente in modo preponderante nell''abbigliamento femminile sia casual che elegante.

Dopo gli anni ''60 la cultura edil costume cambiano in favore della donna, e la donna affronta con più serenità il confronto con le differenze anche in campo sessuale. Era l’epoca in cui si deponeva per sempre il grembiule nero ed ilcolletto bianco per indossare anche nei posti di lavoro, pratici pantaloni.

La moda degli anni Settanta fece scalpore più di tante altre decadi per l’originalità delle forme, dei tessuti e dei colori. L’appariscenza sembrava un imperativo e d’altronde bastava cominciare a guardare uomini e donne dai pantaloni. Autentico simbolo di questi anni è il pantalone a zampa di elefante. Questo originale pantalone cominciava come tutti gli altri all’altezza delle cosce per poi allargarsi vertiginosamente dagli stinchi in giù, creando la classica forma “a zampa di elefante”. Furono un simbolo perché la loro fama fu tale che qualsiasi tipo di pantalone si adattò a questo stile. Esistevano abiti eleganti, pantaloni sportivi, ovviamente jeans a zampa. Uomini e donne, discotecari e rockettari usavano un pantalone (chi esageratamente a zampa, chi un po’ meno), che, abbinato spesso alle eccentriche trame e agli sgargianti colori, rappresentava gli anni Settanta.

Gli anni ''80
li destituirono, sostituiti da un modello che era un po’ l’opposto, i cosiddettifuseaux , in stoffa spesso elasticizzata e aderentissimi.
Sempre negli anni 80 ci sono però luoghi in cui l’uso dei pantaloni da parte delle donne è ancora rivoluzionario, il titolo di un best seller uscito nel 1989 è proprio “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella che usa questa metafora (ma non troppo) per denunciare la situazione di una Sicilia ancora schiacciata da molti stereotipi sulle donne. Il romanzo racconta infatti la storia di una ragazza che in un paese dove tutte le donne sognano ancora il Principe Azzurro, cioè un marito, come appare nelle favole e nei fotoromanzi, fa, invece, sogni controcorrente: un paio di pantaloni, la libertà, il rispetto di sé. Il romanzo narra dunque la faticosa battaglia di questa ragazza per affermarsi come persona, una battaglia contro l''ottusità, contro la violenza fisica e morale, combattuta anche con un paio di pantaloni.

Dagli anni 90 in poi, oltre al grande ritorno dei pantaloni a zampa d’elefante, il fenomeno più eclatante è il trionfo planetario della moda hip hop, e dunque dei pantaloni a vita bassa. La moda hip hop nasce nei quartieri neri di new york dove spesso nelle famiglie molto povere i capi d’abbigliamento passavano da un fratello all’altro e quindi era facile vedere bambini con i pantaloni che calavano perché troppo grandi. Da essere il frutto di una pragmatica esigenza il pantalone a vita bassa, spesso oversize, diventa un imperativo per i giovani di tutto il mondo, sdoganato ovunque dalle stelle pop, per capire il successo inarrestabile di questa moda basti ricordare la famosa circolare del 11 ottobre 2004 con la quale il preside di un Liceo Scientifico, tenta senza nessun esito ma con una grande tam tam sui giornali, di vietare alle studentesse l’uso di questo capo.

Tipi di pantaloni

Pantaloni Capri
Sinonimo: pantalone alla pescatora
Aderenti e corti si fermano sotto al ginocchio, con spacchetto all''orlo. Molto di moda negli anni ''50, prendono il nome dal celebre luogo turistico italiano dove una giovane donna si ispirò ai pantaloni dei pescatori capresi per disegnare il suo primo paio di pantaloni alla pescatora. Nati dalla reale esigenza delle donne del luogo e delle turiste di camminare sul bagnasciuga senza bagnarsi l’orlo. Ed è Brigitte Bardot, tra le frequentatrici più famose dell’isola, a lanciarli in tutto il mondo.
E poi i colori, spesso quelli di Emilio Pucci, che hanno fatto l''identità di Capri. Non c''era nessun nome di marca negli anni 50 e 60 aldilà di lui. Squisitamente femminili ritornano di gran moda alla fine degli anni ''90, in materiale tecnico, spesso elasticizzato. Prada li lancia nella versione sport ed è un successo clamoroso.

Pantaloni a sigaretta
Sinonimo: pantaloni a tubo
Aderenti e affusolati, la gamba si stringe verso il fondo. All’orlo hanno uno spacchetto o una zip per infilarli con maggior comodità. Capo d’abbigliamento femminile e maschile

Pantaloni alla zuava
Sinonimo: knickerbockers
Corti, si fermano al ginocchio, dove vengono allacciati con un bottone o con una fibbia. D''origine maschile e sportiva fanno ormai parte del guardaroba femminile.

Pantaloni da equitazione
In materiale elasticizzato, con tasche a filo orizzontali chiuse da piccole zip. Scendono aderenti per infilarsi dentro agli alti stivali. All''interno delle ginocchia sono rinforzati da applicazioni in daino. Vengono indossati per andare a cavallo. Maschili e femminili.

Pantaloni da torero
Aderentissimi, si fermano al ginocchio. Sono caratterizzati dal punto vita molto alto che sale a metà busto. Vengono indossati dai toreri durante le corride, ma spesso la moda li porta in passerella.

Bermuda
Calzoni al ginocchio in cotone. Prendono il nome dalle isole Bermuda, meta turistica già negli anni ''30, dove gli uomini, dato il clima, vestivano sempre in calzoncini, l''uso viene adottato anche dalle donne ed esportato.

Hot pants
Sinonimo: shorts
Termine inglese per descrivere calzoncini femminili molto corti, lanciati negli anni Settanta.

Pantaloni a fuseaux
Sinonimo: pantaloni da sci
Aderenti come una seconda pelle, sono realizzati in tessuto elasticizzato o in maglia. Scendono lungo la gamba fasciandola per fermarsi alla caviglia stringendola. Nella versione sportiva hanno una staffa che si appoggia sotto al piede, per renderli più affusolati. Capo d''abbigliamento femminile